La sciamatura

Quando squilla il telefono di un apicoltore, in questo periodo solitamente è per una richiesta di aiuto. Questa settimana a noi è successo cinque volte: cinque famiglie che aprendo la finestra, passeggiando in giardino o controllando il contatore dell’acqua, hanno sobbalzato nel costatare che qualche spazio delle loro case  era stato occupato da sciami compatti e rumorosi. Allora l’apicoltore interviene per la cattura dello sciame, con la speranza che “almeno questa volta” le api abbiano scelto un posto facile da raggiungere e non come al solito, la finestra più alta della torre!

In passato tale servizio veniva offerto dai vigili del fuoco ma da qualche tempo ormai sono loro stessi a consigliare alle persone allarmate di contattare un apicoltore della zona. Recuperare lo sciame, per l’apicoltore non è del tutto positivo ( molti lo aspettano per ripopolare gli apiari) dal momento che, non conoscendone la provenienza e lo stato di salute, rischia di portare in apiario famiglie ammalate che possono infettare le altre già presenti. Certo è che abbandonare quello sciame al proprio destino significherebbe garantirgli l’estinzione. Quindi dita incrociate e…prossima telefonata!

Ma perchè le api sciamano? Il motivo principale è che in questo periodo cominciano a stare strette nelle loro arnie. Aumentano le fioriture, aumentano le importazioni e quindi la disponibilità di miele per l’alimentazione delle colonie, aumenta il numero delle deposizioni da parte della regina, aumenta la covata e di conseguenza le nuove nate. Ma altri motivi possono essere anche la carenza di feromoni prodotti della regina (regina vecchia), favi troppo vecchi, impossibilità di produrre cera da parte delle api ceraiole, predisposizione genetica alla sciamatura. In ogni caso, quando aumentano le temperature – da fine aprile in poi, il “trasloco” sarà la soluzione necessaria.

La costituzione naturale di questo nuovo “organismo autonomo” dalla famiglia di partenza, può essere tradotta come la riproduzione di questi spettacolari insetti: un evento entusiasmante, legato all’istinto di propagazione della specie, che si ripropone stagionalmente.

Con queste nuove colonie non si raccolgono grosse quantità di miele in quanto uno sciame è composto da un numero insufficiente di api.

Ecco una distinzione tra varie tipologie:
– sciami primari
– sciami secondari
– sciami terziari

Mentre gli sciami primari si formano con la vecchia regina che si trovava nell’alveare originale, i secondari e terziari escono invece con regine vergini, non ancora fecondate del tutto o appena uscite in volo di fecondazione. Lo sciame primario é più numeroso, contiene circa 25 – 30 mila api, mentre gli sciami secondari e terziari sono più ridotti come numero e come peso.
E’ buona norma quella di lasciare qualche arnia vuota nelle vicinanze dell’apiario, spesso lo sciame lo sceglierà come nuova dimora per la neo famiglia.

Un’arnia che si prepara alla sciamatura presenta delle caratteristiche evidenti, infatti è fortemente popolosa, ospita un elevato numero di fuchi e presenta celle reali opercolate. Ancora, ad un paio di giorni dall’abbandono dell’alveare, sulla facciata dell’arnia si potrà notare la cosiddetta “barba”, ossia un numero impressionante di api che la ricopre completamente, un agglomerato che scende verso il basso e aspetta di partire al seguito della sua regina.

 

 

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